(Prima parte)
La natura nuda
Le mie vesti
le ho appese sul campo
su due spaventapasseri.
Si sentivano eleganti
così ben vestiti.
Pudico è un uomo nudo.

(“Le apparenze”, dall’Hávamál,
I detti dei Vichinghi,
traduz. italiana di Paolo Maria Turchi)
L’Islanda mostra una natura sconfinata, in continua evoluzione, un’inarrestabile nascita e rinascita, che ci fa immergere in una primordiale origine e ci introduce in un’atmosfera di repentini cambiamenti di colori, luci e paesaggi. Le abitazioni lontane dai grossi centri sembrano ricordare le consuetudini di popoli nomadi, avvezzi a costruzioni leggere, che si integrano perfettamente con l’ambiente e la natura.
Terra di vulcani, ghiacciai, distese di lava, scogliere e cascate, l’Islanda vive costantemente il conflitto tra acqua e fuoco. Divisa diagonalmente dalla dorsale medioatlantica, offre lo spettacolo di fenomeni vulcanici e geotermali (geysir, sorgenti termali, soffioni, solfatare, colate laviche, crateri e caldere).
| La Dorsale Medioatlantica |
Faglia lungo la Dorsale Medioatlantica
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Colonizzata alla fine del IX secolo d.C. da popolazioni norvegesi provenienti dalla Scandinavia e da Celti di origine britannica, conobbe nell’anno Mille il Cristianesimo.
Per molti secoli, anche dopo la diffusione del Cristianesimo, l’antica filosofia pagana ha continuato a sopravvivere, nelle popolazioni nordiche, come una reazione di sostrato: questa cultura, ancora nel XVII secolo, contemplava stregoni che invocavano la potenza degli dei pagani, di Odino, Thor e Freyr.
La fiducia umana nelle capacità individuali era intimamente connessa con la natura e la società, il ciclo della vita era unico, il mondo vivente costituiva un insieme armonioso in tutte le sue manifestazioni.
L’Hávamál è uno dei più famosi poemi eddaici. Le Edde valgono per la cultura nordica come i Veda per l’India e i poemi omerici per la Grecia. Non si sa con certezza quale sia il luogo di composizione dell’Hávamál (c’è chi sostiene fosse la Norvegia, altri l’Islanda, altri ancora le Isole Britanniche), né si conosce con esattezza la sua datazione, ma oggi si tende a collocare l’opera tra il 700-900 d.C.
L’Edda poetica e l’Edda in prosa
L’Edda più antica, detta Edda poetica (o anche di Saemund), e l’Edda in prosa di Snorri Sturluson rappresentano le più importanti raccolte di poemi che riportano la mitologia norrena e le leggende degli eroi germanici.
Fra i tanti manoscritti membranacei, il Codex Regius che contiene l’Edda poetica non è il più antico, fu redatto intorno al 1270, da un solo copista, ed è costituito da sei fascicoli, per un totale di novanta pagine scritte. Il codice presenta una lacuna di otto fogli dopo il quarto capitolo. La lacuna esisteva già quando il manoscritto venne acquistato da Brynjólfur Sveinsson, grande cultore di testi antichi, vescovo della diocesi di Skálholt nell’Islanda meridionale dal 1639 al 1675.
Brynjólfur sosteneva che l’Edda più antica fosse opera del chierico Sæmundr Sigfússon e che sarebbe andata del tutto perduta, se l’epitome di Snorri Sturluson non ne avesse salvato qualche traccia.
Ma il Codex Regius non era il vero corpo dell’Edda e il manuale di poetica di Snorri Sturluson non era la sua epitome.
Molto incerta è l’origine del nome Edda: “bisavola”, secondo alcuni; secondo altri “Oddi” (nome della fattoria e della scuola in cui sarebbe vissuto il presunto autore Sæmundr Sigfússon e luogo in cui visse la propria giovinezza Snorri Sturluson); altri ancora fanno derivare il termine Edda da una radice ricostruita *eddr, che significa “onorato”, per cui il nome assumerebbe il senso di “libro venerato”.
I più antichi manoscritti della cultura islandese sono ora conservati nell’Istituto Árni Magnússon di Reykjavík: l’Islanda dovette darsi da fare parecchio per riaverli dalla Danimarca.

Interessante, a proposito del Codex Regius, il libro: Edda Poetica – Il Carme di Sigrdrifa, a cura di Carla Del Zotto, Libri Scheiwiller – PlayOn, con testo e traduzione.

Per l’Edda di Sturluson, che si districa tra narrazione e didattica, è utile il libro curato da Giorgio Dolfini, Snorri Sturluson – Edda, Adelfi Edizioni.
La lingua, la scrittura e le rune
L’Islandese è una lingua di origine germanica. Appartiene, precisamente, al ramo germanico settentrionale che, nella sua fase più antica, è documentato nelle famose iscrizioni runiche, così chiamate dal nome dei segni utilizzati per la loro trascrizione, detti “rune”. Le più datate risalgono al II – III secolo d.C e sono diffuse prevalentemente in Danimarca e in Svezia sino al VII – VIII secolo d.C.: esse attestano una lingua unitaria in tutto questo territorio.
Sicuramente si riferiva alle rune lo storico latino Tacito, quando descrisse il modo in cui gli antichi popoli germanici predicevano il futuro. Egli racconta che i Germani usavano rami e ricavavano bastoncini su cui incidevano dei segni (rune), poi poggiavano i bastoncini su un panno, li estraevano a sorte e ricavavano il futuro.
Questa scrittura più antica dei Germani è associata, in origine, ad una funzione magica e sacrale , infatti, in varie lingue germaniche, runa significa “mistero”, “segreto”.
In certe zone del mondo germanico settentrionale, l’uso delle iscrizioni runiche si è protratto sino al XIV secolo d.C..
Dopo la fase più antica, in cui il Germanico era indifferenziato, iniziò la diversificazione del ramo settentrionale, che si distinse in due sottogruppi:
da un lato il Germanico Settentrionale Occidentale, che comprende il Norvegese e l’Islandese (originato dal Norvegese quando alcune famiglie vichinghe abbandonarono la Norvegia per colonizzare l’Islanda); vicino al Norvegese è anche il Feringio, parlato nelle isole FærØer;
da un altro lato il Germanico Settentrionale Orientale, che comprende lo Svedese (parlato anche in alcune regioni della Finlandia) e il Danese.
Alcune lettere dell’alfabeto runico sopravvivono nell’attuale scrittura islandese, che utilizza l’alfabeto latino, introdotto con il Cristianesimo intorno all’anno Mille.
Si tratta dei grafemi che corrispondono ai fonemi
þ (
thorn), pronunciato come il th sordo dell'inglese thanks e
đ (
eth), il corrispondente sonoro, pronunciato come l’inglese that; infine,
æ ed
ö.
Le rune.
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La musica: Bjork e i Sigur Rós
“Volevo che i testi
delle mie canzoni
avessero il sapore dell’epica,
così li ho fatti scrivere
a un grande poeta islandese,
il mio amico Sjón”.
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Isobel
In a forest pitch-dark
Glowed the tiniest spark
It burst into flame
Like me, like me
My name isobel
Married to myself
My love isobel
Living by herself
In a heart full of dust
Lives a creature called lust
It surprises and scares
Like me,like me
My name isobel
Married to myself
My love isobel
Living by herself
When she does it she means to
Moth delivers her message
Unexplained on your collar
Crawling in silence
A simple excuse
Nana na nana, nana na nana
Nana na nana, nana na nana
In a tower of steel
Nature forges a deal
To raise wonderful hell
Like me, like me
My name isobel
Married to myself
My love isobel
Living by herself
When she does it she means to
Moth delivers her message
Unexplained on your collar
Crawling in silence
A simple excuse
Nana na nana, nana na nana
Björk Guðmundsdóttir scrisse Isobel (presente nell’album Post del 1995) con Sjón, poeta e scrittore islandese che pubblicò la sua prima raccolta di liriche a soli quindici anni.
Nel 2005, il suo racconto "La volpe azzurra" fu premiato con il Nordic Council Literature Prize, il più importante riconoscimento letterario scandinavo.
La stessa Björk compose il suo primo album a soli undici anni e riuscì a venderne settemila copie. L’arte di Björk, fatta di continue sperimentazioni, sfugge a qualunque rigida classificazione.
Il suo ultimo album, del 2007, è Volta.
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Björk - Isobel
(Prima di aprire il video musicale, disabilitare l’audio di sottofondo tramite l’icona del lettore nella colonna sinistra del blog)
Jón Þór Birgisson,
Ágúst Ævar Gunnarsson e
Georg Hólm, detti
Sigur Rós (Rosa della Vittoria), un gruppo musicale islandese di grande successo, nato nel 1994, furono molto apprezzati da Björk che, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'indipendenza islandese, fece pubblicare nella sua compilation, Smekkleysa í Hálfa Öld, il loro primo brano,
Fljúgðu.
Sigur Rós - Njosnavelin (acoustic live in Paris)
Þingvellir e il Parlamento
Þingvellir, o Thingvellir, a 50 chilometri ad Est di Reykjavík, insieme alla penisola di Reykjanes, mostra in modo chiaro la faglia tettonica che separa le placche europea e nordamericana.
A Þingvellir, dopo il 930 d.C., fu fondata una delle prime istituzioni politiche islandesi, l'Assemblea parlamentare, detta Alþing; Þingvellir significa, infatti, "Pianure dell'Assemblea". Essa diede origine alla confederazione islandese composta da 39 tribù indipendenti. Durante le sedute legislative dei capi locali si svolgevano giochi, recital, matrimoni.
L’Alþing, nell’anno Mille accolse pacificamente il Cristianesimo come religione ufficiale. Durante il dominio norvegese e danese (1271-1662), l’assemblea prese il nome di Lögþing, “ Assemblea della legge”. Poi, nel 1798, la sede dell’ Alþing fu trasferita nella capitale, Reykjavík e nel 1928 Þingvellir divenne Parco Nazionale. Infine, nel 1944, l’Islanda venne proclamata Repubblica.
Þingvellir: la faglia tettonica
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Þingvellir: il Parlamento
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Il distributore di idrogeno
A qualche chilometro ad Ovest di Reykjavík , “baia fumante”, detta così per i vapori generati dai geysir intorno al porto naturale, c’è un distributore di idrogeno della Shell per autobus: è l’unico distributore cittadino di idrogeno. A Reykjavík, come in altre città europee, è stata attuata la sperimentazione per l’alimentazione degli autobus ad idrogeno. Il progetto ha avuto un grande successo in Islanda, perché, per ottenere idrogeno, si possono sfruttare risorse naturali non inquinanti.

La diffusione su larga scala del progetto incontra, però, delle difficoltà, legate soprattutto al trasporto dell’idrogeno (non tutte le strade islandesi sono asfaltate e facilmente praticabili).
L’idrogeno si ottiene per elettrolisi dall’acqua, che separa l’idrogeno dall’ossigeno. Per generare questo processo elettrochimico, in Islanda si utilizzano fonti di energia geotermica o, in qualche caso, idroelettrica.
Barnafoss: la Cascata dei bambini
Percorrendo, attraverso la Kaldidalur, il lato Sud-Ovest dell’Isola e dirigendosi verso Nord-Est, si può osservare il ghiacciaio Langjökull, si giunge a Hraunfossar, e si può visitare Barnafoss, la “Cascata dei bambini”.
Una leggenda ne spiega il nome.
Nel giorno di Natale, tutta la famiglia di Hraunsás si era recata a messa, ad eccezione di due fanciulli, rimasti a casa. Quando la gente rientrò dalla chiesa, i fanciulli erano scomparsi e le loro tracce si fermavano all’arco di pietra che scavalcava il fiume. Essi erano caduti nelle acque della corrente ed erano annegati. La loro madre fece allora abbattere il ponte naturale, per evitare che altri bambini conoscessero la stessa sorte.
La sorgente geotermica di Deidartunguhver
Nell’Islanda occidentale, a circa ventuno chilometri da Reykholt si trova la sorgente geotemica di Deidartunguhver, che rifornisce la regione di acqua calda. L’acqua calda corrente arriva direttamente nelle case di Borganes e Akranes attraverso una conduttura di circa 64 chilometri.
| La condotta di convoglio dell'acqua calda |
L’essicazione del merluzzo nel fiordo Skagafjörđur

Nella parte nord-occidentale dell’Isola, non distante dall’albergo-scuola di Sauđárkrókur, una struttura scolastica utilizzata come alloggio turistico-alberghiero, sorge un piccolo villaggio di pescatori, che lungo lo Skagafjörđur lavorano il merluzzo. Le fotografie mostrano alcune fasi dell’essicazione del pesce.
I corpi vengono privati delle teste; queste ultime sono appese ad essiccare separatamente e verranno esportate in Africa, dove sono molto apprezzate, soprattutto nelle zuppe.
La fattoria di Glaumbær: sede centrale del Museo di Cultura Popolare dello Skagafjörđur
La fattoria sorge su una collina da cui si allarga una splendida vista sulle circostanti vallate ed è costituita da abitazioni che risalgono a periodi differenti. Uno scavo del 2002 ha riportato alla luce i resti di fondamenta dell’XI secolo. Quando i suoi ultimi abitanti lasciarono la fattoria, essa venne dichiarata patrimonio culturale e nel 1948 venne fondato il Museo di Cultura Popolare dello Skagafjörđur. La fattoria fu inaugurata il 15 giugno 1952 con un’esposizione sulla vita nelle antiche case in torba. Possiede, infatti, la maggior quantità di torba dell’intero paese e le sue pareti sono costruite con mattoni di torba , poiché la pietra da costruzione è rarissima nella zona. Il legno utilizzato per le infrastrutture proviene da materiali trasportati alla deriva dall’oceano e accatastati sulle sponde dell’Isola: infatti il legno è di varie tipologie.
Attraverso un lungo corridoio, si accede all’interno delle singole stanze. La più affascinante è la Stanza Blu, costruita nel 1841. Si narra che, nell’agosto di quell’anno, il poeta Jónas Hallgrímsson, ospite di Glaumbær, soggiornò proprio in questa stanza. In ricordo del suo soggiorno, i versi della sua poesia “Ferđalok (fine del viaggio) sono cuciti nelle lenzuola.

Caratteristica è la Stanza degli ospiti, costruita nel 1878:

Vi è anche il locale adibito a cucina, inoltre ci sono tre masserie, un’officina per riparare attrezzi, affilare le falci, forgiare ferri di cavallo e due depositi : qui vengono conservati arnesi da fabbro, attrezzi agricoli e altri oggetti tradizionali, il cui uso nelle odierne campagne islandesi è scomparso. La stanza chiamata Soggiorno fungeva da sala da pranzo e da dormitorio della famiglia, qui si tesseva, si filava, si cardava e si trascorreva la vita.
Alla base dell’alimentazione vi erano i l caratteristico sanguinaccio, lo skyr (una specie di yogurt islandese), il latte, il burro, la carne salata e le patate.
Nelle foto seguenti si possono osservare gli antichi paiuoli che contenevano i cibi e, appesi ad una parete in cui è ben evidente la tipica disposizione dei mattoni di torba, degli attrezzi agricoli.
Rosalba