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"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va."
Eraclito

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Rosalba. Abito nella frattura incandescente della Dorsale medioatlantica, cammino tra il fuoco e il ghiaccio, il mio corpo è sempre altrove. Amo guardare il mondo da ogni parte della terra, per ricercare il miglior punto d'osservazione del pensiero umano: sono in continuo movimento, senza tregua, perché ogni volta, per ogni opinione e per ogni civiltà, il punto d'osservazione migliore cambia.
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domenica, 04 novembre 2007

Il saltimbanco dell'anima

Chi sono?


Il futuro del Futurismo, Clown Torture

Son forse un poeta?

No, certo.

Non scrive che una parola, ben strana,

la penna dell'anima mia:

<<follia>>.

Son dunque un pittore?

Neanche.

Non ha che un colore

la tavolozza dell'anima mia:

<<malinconia>>.

Un musico, allora?

Nemmeno.

Non c'è che una nota

nella tastiera dell'anima mia:

<<nostalgia>>.

Son dunque... che cosa?

Io metto una lente

davanti al mio cuore

per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell'anima mia.


Aldo Palazzeschi (1885-1974), in questa poesia del primo Novecento, esprime il dramma dell'artista che, con apparente ironia, si definisce un saltimbanco. Un saltimbanco dell'anima, messa a nudo di fronte ad una società che non ha bisogno della sua arte: non desidera la "follia", la "malinconia" e neppure la "nostalgia".

Diverso appare il tono delle parole di Théodore de Banville quando, nelle sue Odes funambulesques (1857), descrive l'artista come un personaggio che, volontariamente, sfugge "le vie che la folla frequenta", un uomo che sta "ben al di sopra dei volti della folla":

"... Ma che sia / un eroe sublime o grottesco, / o Musa, che dia la caccia agli avvoltoi / o s'abbassi a far qualche esercizio / sulla corda funambolesca, / tribuno, profeta o pagliaccio, / sempre sfugge con sdegno / le vie che la folla frequenta; / lui cammina sulle fiere sommità / o sulla corda ignobile: però / ben al di sopra dei volti della folla".

In "Chi sono?" del Palazzeschi si sente la crisi d'identità dell'artista, isolato dall'indifferenza della gente e, allo stesso tempo, l'invocazione della sua libertà di creazione, tramite l'uso delle parole: nella struttura della poesia ricorrono frequentemente i versi con tre sillabe, o i multipli di tre.


Futurismo, Il banditore, F. Depero

Futurismo

Fortunato Depero.
Bozzetto di manifesto per la Casa d'Arte Bragaglia, con costume di banditore (1921).

Vi è la prevalenza di forme geometriche, triangolo, cono.


Palazzeschi, nella vita Aldo Giurlani, considerato, per alcuni aspetti, un crepuscolare e, per altri, uno fra gli autori più interessanti del movimento futurista, non si riconobbe mai pienamente nel Futurismo, e scrisse questi versi in apertura dell'edizione definitiva delle sue liriche, Poemi, che pubblicò nel 1909.
Frequentò i futuristi fiorentini e, soprattutto, Marinetti, dal 1908 al 1914, poi si distaccò da loro quando si schierarono a favore dell’interventismo dell’Italia nella prima guerra mondiale.


Futurismo, Ritratto di Marinetti, Depero

Futurismo
F. Depero, Doppio ritratto di Filippo Tommaso Marinetti (Architettura sintetica di uomo), 1917.

Dopo aver compiuto gli studi di Ragioneria, scrisse poesie e si dedicò alla recitazione e al teatro. Come egli stesso afferma ne Il piacere della memoria (Milano, Mondadori, 1964), il teatro ebbe un’enorme importanza nella sua arte poetica:

“Ero stanco di provocare scandali nel chiuso cerchio della famiglia e,
soprattutto, di dovermi vergognare della parte migliore di me. Riscattatomi
dalle scienze commerciali, dalla ragioneria e dall’economia politica, il teatro
mi aveva messo sulla strada buona, quella della poesia, e buona due volte

perché di mia esclusiva proprietà”.

Il ricorso all’identificazione del senso d'inadeguatezza del poeta di fronte alla folla con l'immagine di un clown, "un saltimbanco dell'anima", tipico di gran parte dell'arte europea (nella pittura, nella poesia, nel teatro musicale) del principio del nuovo secolo, ricorda l'uso di marionette, pagliacci, burattini e viene definito, nell'arte, "clownismo".

Attraverso l’abbandono del sublime ottocentesco, con l’attenzione, nella poesia, verso oggetti della vita quotidiana, colti con la malinconia e il distaccato tono ironico tipico dei crepuscolari, Aldo Palazzeschi si pone sulla stessa linea di Corazzini e Gozzano, ma va anche oltre. In antitesi con la poesia dannunziana, egli capovolge il sublime nel grottesco e si cimenta in versi quasi dissacratori. Ne è un esempio La fontana malata, interpretazione quasi parodistica de La pioggia nel pineto di D’annunzio.

Le Avanguardie artistiche del XX secolo vedono in alcune opere di Fortunato Depero la preferenza per forme geometriche (il triangolo, il cono), ma nel Futurismo sperimentano, in periodi diversi, anche le forme più plastiche, fino ad utilizzare nella pittura e nella scultura i materiali più disparati, nell'intento di manifestare, tramite l'impiego della materia, l'energia in movimento.


Futurismo, C. Carrà, Ritratto di Marinetti
Futurismo
Carlo Carrà, Ritratto di Filippo Tommaso Marinetti, 1910-1911



Pagliaccio, Umberto Peschi
Futurismo
Umberto Peschi, Pagliaccio


Il Futurismo della Fontana di Trevi rossa

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Rosalba