
Émile Zola (Parigi, 1840 – 1902), scrittore francese rappresentante del Naturalismo, nel fare un’analisi sociale del letterato nell’antico regime del Seicento-Settecento e nella società moderna nella quale egli vive, esprime un giudizio positivo sul rapporto che si crea tra letteratura, denaro e società nel corso dell’Ottocento.
Lo scrittore, per campare, non è più costretto, come in epoca precedente, ad accettare la protezione di grandi signori che lo sfamano, lo vestono e gli forniscono alloggio, e non deve più ricambiarli con la celebrazione delle loro lodi.
La letteratura non è più asservita alla nobiltà, alla maniera del vecchio regime monarchico e non è più soggetta a questa al pari della terra e della gente stessa.
Lo scrittore diventa “un operaio come un altro, che si guadagna la vita con il suo lavoro”. Cambia anche il rapporto tra l’opera letteraria e il pubblico:
“L’opera nasce dalla gente e per la gente” e “nelle lettere si ha l’avvento della democrazia”.
Il successo o l’insuccesso dello scrittore è deciso dalla maggioranza del popolo, che stabilisce se comprare o no i suoi libri.
Riporto alcuni passi tratti da “Il romanzo sperimentale” (1800) di Zola, in cui è ben evidente l’entusiasmo per l’espansione del mercato e dell’industria editoriale come un’opportunità di libertà per lo scrittore e di democratizzazione per l’opera d’arte; allo stesso tempo,
mi domando, e lo domando anche a chi legge il post, se sia applicabile, ai giorni nostri, e nel nostro ambiente socio-culturale, una valutazione di questo tipo sulla figura dello scrittore-operaio, sulla letteratura e sull’editoria. L’immagine che segue il testo di Zola raffigura “Lo scrittore”, di Vincenzo Guerrazzi, scrittore, operaio ed anche pittore dei nostri giorni.
“Spesso sento questo lamento levarsi intorno a me: «L’ingegno letterario tramonta, le lettere sono soffocate dallo spirito commerciale, il denaro uccide il talento». Ed altre dolenti accuse si muovono contro la nostra democrazia che invade i salotti e le accademie, guasta la finezza della lingua, fa dello scrittore un mercante qualsiasi che colloca o no la sua merce secondo il marchio di fabbrica, raccogliendo una formula o morendo in miseria. […]
Ecco dunque la vera situazione degli scrittori nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo. […] L’opera letteraria non può mantenere il suo autore il quale, perciò, diviene una sorta di uccello prezioso, la cui magnificenza solamente il re ed i grandi signori hanno i mezzi per potersi concedere. Fra il protettore e il protetto si forma un contratto; il protettore vestirà, nutrirà e alloggerà oppure si accontenterà di dare una pensione al protetto, che in cambio ne celebrerà le lodi e gli dedicherà le sue opere per trasmettere alla posterità il suo nome e la notizia dei suoi benefici. Ciò rientra nel ruolo che il vecchio regime monarchico attribuiva alla nobiltà: in cambio dei suoi privilegi, essa aveva il dovere di aiutare tutti quelli che le si sottomettevano e le lettere non erano che una delle cose a lei soggette, come la terra e la gente stessa. La gerarchia regnava in maniera assoluta, protetta da un secolare rispetto. Se il re o i signori si abbassavano a familiarizzare con uno scrittore, si trattava di una condiscendenza passeggera, perché a nessuno sarebbe venuta l’idea di mettere su un piano di perfetta uguaglianza, per esempio, il re Luigi XIV ed il commediante Molière. […]
Consideriamo ora la condizione materiale dello scrittore ai nostri giorni. La Rivoluzione ha spazzato via i privilegi, trascinando con sé come un fulmine la gerarchia ed il rispetto. Nel nuovo Stato, lo scrittore è certamente uno dei cittadini la cui situazione è mutata più radicalmente. Non ci se ne è resi conto subito. Sembrò che sotto Napoleone, sotto Luigi XVIII, sotto Carlo X, le cose riprendessero come prima; ma tutto, con lenta forza, si trasformava, non si era e non si viveva più nello stesso modo ed ogni giorno il nuovo spirito letterario si formava in base alle condizioni materiali che la giovane società forniva alla letteratura. Ogni movimento nella società implica un movimento intellettuale.
Innanzitutto si diffonde l’istruzione, si creano migliaia di lettori. Il giornale penetra dovunque, anche nelle campagne si comperano libri. In mezzo secolo il libro, che era un oggetto di lusso, diventa un oggetto di consumo corrente. Un tempo costava carissimo; oggi le borse più modeste possono farsi una piccola biblioteca. Sono fatti di importanza decisiva: non appena il suo popolo sa leggere e può leggere a buon mercato, il commercio librario decuplica i suoi affari e lo scrittore trova ampiamente il modo di vivere della sua penna.
Dunque, la protezione dei grandi non è più necessaria, il parassitismo scompare dal costume, un autore è un operaio come un altro, che si guadagna la vita con il suo lavoro. […]
Il libro è divenuto insieme facile da collocare e con utili rigorosamente adeguati. È una puerilità lamentarsi del difficile accesso agli editori. Costoro pubblicano troppo; la cifra dei volumi apparsi ogni anno in Francia è di molte migliaia. Quando si vedono le banalità, il diluvio di libri mediocri che ingombrano le vetrine, ci si chiede quali opere gli editori possano mai rifiutare. Quanto ai contratti, vengono oggi stesi in un’eccellente atmosfera di reciproca onestà. […] La maggior parte degli editori paga un diritto fisso per ogni copia stampata. […]
L’autore guadagna più o meno a seconda del suo successo e l’editore stesso ha la garanzia di non versare allo scrittore che diritti proporzionali alle somme che incasserà. […]
Nuovi modi di vivere sono assicurati agli scrittori; e subito la gerarchia scompare, l’intelligenza diventa un titolo di nobiltà ed il lavoro acquista la sua dignità. Al tempo stesso, per logica conseguenza, vien meno l’influenza dei salotti e dell’Accademia,
nelle lettere si ha l’avvento della democrazia: cioè le cricche si perdono nel gran pubblico, l’opera nasce dalla gente e per la gente".
(Émile Zola, Il romanzo sperimentale, traduzione dal francese di I. Zaffagnini, Pratiche Editrice, Parma, 1980)
| Lo scrittore, di Vincenzo Guerrazzi |
Rosalba