tutto scorre

"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va."
Eraclito

CHI SONO

Blogger: flash6155
Rosalba. Abito nella frattura incandescente della Dorsale medioatlantica, cammino tra il fuoco e il ghiaccio, il mio corpo è sempre altrove. Amo guardare il mondo da ogni parte della terra, per ricercare il miglior punto d'osservazione del pensiero umano: sono in continuo movimento, senza tregua, perché ogni volta, per ogni opinione e per ogni civiltà, il punto d'osservazione migliore cambia.
Romeo Scaccia & Steve Gadd and Andy Snitzer:
Not Yet

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 30 marzo 2008

Anima nera

Djerba - Tunisia
Per più di un’ora, da docili venti trascinata,
volai su candide nubi ovattate: infine arrivammo
alla terra dei Lotofagi, che mangiano cibi di fiori.
Qui sul lido scendemmo e attingemmo dell’acqua;
e subito presero il pasto, nel bianco paradiso, i compagni.
Poi, come di cibo fummo sazi e di vino,
allora ebbi il coraggio di guardare, intorno, la fame,
osservai la gente, su quella terra, accontentarsi di poco.
Mi mescolai fra i mangiatori di loto, mentre in disparte
i compagni mi tiravano, perché non facessi domande
indiscrete, perché non chiedessi se davvero
il dolcissimo frutto del loto lì ancora crescesse,
se conoscessero Ulisse e i suoi compagni,
ai quali, un tempo, il fiore dell’oblìo fu offerto.

Paradiso bianco - Djerba  - TunisiaDjerba, piscina - Tunisia










Al largo della costa tunisina, nell’isola di Djerba, ti ho cercato: proprio là, nella terra dei Lotofagi in cui giunse Ulisse, dopo aver doppiato Capo Malea, deviato dalla corrente, dalle onde e da Borea, e poi allontanato oltre Citera.
Tra la dolcezza dei paesaggi e le spiagge assolate, ho dimenticato il presente, il mio presente, senza aver assaporato alcun fiore dell’oblìo.
Ho ricordato il tuo sguardo intenso, la tua pelle nera, quando, negli anni miei dell’incoscienza, che mi rendevano tutto più facile, qualcuno offendeva, con un idioma a me ben noto, i miei biondi capelli, mentre teneramente ci prendevamo per mano. Il chiaroscuro, con i suoi contrasti, è bello da vedersi solo nell’arte.
L’albergo che l’agenzia di viaggi ci aveva riservato era un immenso paradiso bianco, avvolgente, pulito: i miei amici sapevano scegliere bene e conoscevano la mia maniacale passione per la pulizia. L’immensa piscina di fronte al mare, con la sua enorme quantità d’acqua, emanava forti riverberi e un’insistente esalazione di cloro. Mi sentivo in gabbia; per la prima volta desideravo vedere la polvere, quella reale polvere rossa che a malapena riusciva a filtrare all’interno dell’immane struttura alberghiera, depositandosi nelle scanalature degli arredi esterni e negli ombrelloni, anch’essi bianchi, che completavano il paradiso artificiale, costruito, tra vasi di fiori, per i turisti.
E di nuovo pensavo a te, al colore della tua pelle, provavo l’irresistibile impulso di uscire fuori da quel bianco accecante, per scoprire la verità, per vedere la vita reale degli abitanti dell’isola.
Fuori da quella prigione abbagliante, trovai donne fiere e lavoratrici instancabili; uomini dalla carnagione brunita patteggiavano prezzi nei mercati. Poi polvere, profumi di spezie, odori umani e calma, molta calma. La povertà non ha fretta.
Visitai la riserva di coccodrilli, i musei d’artigianato e di cultura locale; vidi la danza delle donne con le brocche sul capo e le danzatrici del ventre: inni alla gioia per gli occidentali conquistatori. La cultura berbera restava nel retroscena.
Un vecchio dai piedi accartocciati, a fatica, si trascinava dondolandosi sulle sue pantofole sformate e, lentamente, accatastava casse di arance, speranza di sopravvivenza nel polveroso mercato di strada. Vesti colorate e lunghe tuniche sgargianti, eleganti, sfilavano accanto ad abiti dalla forgia occidentale, consunti e impolverati, sfoggiati con lo stesso orgoglio di chi, da noi, li aveva indossati, quand’erano di moda, venticinque anni fa. La povertà non ha fretta, la povertà ferma il tempo e dà ad ogni cosa il suo giusto valore.
Come mi sentivo ricca in quelle strade dalla polvere rossa!
E ancora ripensavo alla tua pelle nera, più ombrosa dell’ambrata carnagione araba, più scura di tutte le sfumature del brunito bronzo.
La mia pelle è chiara, ma la mia anima è più nera della tua pelle, perché io non riesco a fare niente per chi soffre; la mia anima è pesante e spessa.



I mercati e l'artigianato di Djerba


Mercato, Djerba - TunisiaDjerba, artigianato locale 1 - Ceramica












Narghilet, artigianato di Djerba - Tunisia
 Djerba, artigianato locale  2 - Ceramica

Mercato di frutta e verdura 1, Djerba Tunisia

Mercato di frutta e verdura 2, Djerba Tunisia


La riserva di coccodrilli

Uova di coccodrillo
Uova di coccodrillo


Piccoli coccodrilli


Riserva di coccodrilli
La riserva

Coccodrilli adulti
Coccodrilli adulti stesi al sole  dopo il bagno

 Coccodrillo adulto
 Coccodrillo adulto



La danza con le brocche

Danzatrici con le brocche

Danzatrice co due brocche

Danzatrice con quattro brocche, Djerba - Tunisia


La danza del ventre

La danza del ventre



Rosalba

lunedì, 25 febbraio 2008

Lo scrittore è un operaio come un altro

Ingranaggi
Émile Zola (Parigi, 1840 – 1902), scrittore francese rappresentante del Naturalismo, nel fare un’analisi sociale del letterato nell’antico regime del Seicento-Settecento e nella società moderna nella quale egli vive, esprime un giudizio positivo sul rapporto che si crea tra letteratura, denaro e società nel corso dell’Ottocento.
Lo scrittore, per campare, non è più costretto, come in epoca precedente, ad accettare la protezione di grandi signori che lo sfamano, lo vestono e gli forniscono alloggio, e non deve più ricambiarli con la celebrazione delle loro lodi. La letteratura non è più asservita alla nobiltà, alla maniera del vecchio regime monarchico e non è più soggetta a questa al pari della terra e della gente stessa. Lo scrittore diventa “un operaio come un altro, che si guadagna la vita con il suo lavoro”. Cambia anche il rapporto tra l’opera letteraria e il pubblico: “L’opera nasce dalla gente e per la gente” e “nelle lettere si ha l’avvento della democrazia”.
Il successo o l’insuccesso dello scrittore è deciso dalla maggioranza del popolo, che stabilisce se comprare o no i suoi libri.
Riporto alcuni passi tratti da “Il romanzo sperimentale” (1800) di Zola, in cui è ben evidente l’entusiasmo per l’espansione del mercato e dell’industria editoriale come un’opportunità di libertà per lo scrittore e di democratizzazione per l’opera d’arte; allo stesso tempo, mi domando, e lo domando anche a chi legge il post, se sia applicabile, ai giorni nostri, e nel nostro ambiente socio-culturale, una valutazione di questo tipo sulla figura dello scrittore-operaio, sulla letteratura e sull’editoria. L’immagine che segue il testo di Zola raffigura “Lo scrittore”, di Vincenzo Guerrazzi, scrittore, operaio ed anche pittore dei nostri giorni.

“Spesso sento questo lamento levarsi intorno a me: «L’ingegno letterario tramonta, le lettere sono soffocate dallo spirito commerciale, il denaro uccide il talento». Ed altre dolenti accuse si muovono contro la nostra democrazia che invade i salotti e le accademie, guasta la finezza della lingua, fa dello scrittore un mercante qualsiasi che colloca o no la sua merce secondo il marchio di fabbrica, raccogliendo una formula o morendo in miseria. […]

Ecco dunque la vera situazione degli scrittori nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo. […] L’opera letteraria non può mantenere il suo autore il quale, perciò, diviene una sorta di uccello prezioso, la cui magnificenza solamente il re ed i grandi signori hanno i mezzi per potersi concedere. Fra il protettore e il protetto si forma un contratto; il protettore vestirà, nutrirà e alloggerà oppure si accontenterà di dare una pensione al protetto, che in cambio ne celebrerà le lodi e gli dedicherà le sue opere per trasmettere alla posterità il suo nome e la notizia dei suoi benefici. Ciò rientra nel ruolo che il vecchio regime monarchico attribuiva alla nobiltà: in cambio dei suoi privilegi, essa aveva il dovere di aiutare tutti quelli che le si sottomettevano e le lettere non erano che una delle cose a lei soggette, come la terra e la gente stessa. La gerarchia regnava in maniera assoluta, protetta da un secolare rispetto. Se il re o i signori si abbassavano a familiarizzare con uno scrittore, si trattava di una condiscendenza passeggera, perché a nessuno sarebbe venuta l’idea di mettere su un piano di perfetta uguaglianza, per esempio, il re Luigi XIV ed il commediante Molière. […]

Consideriamo ora la condizione materiale dello scrittore ai nostri giorni. La Rivoluzione ha spazzato via i privilegi, trascinando con sé come un fulmine la gerarchia ed il rispetto. Nel nuovo Stato, lo scrittore è certamente uno dei cittadini la cui situazione è mutata più radicalmente. Non ci se ne è resi conto subito. Sembrò che sotto Napoleone, sotto Luigi XVIII, sotto Carlo X, le cose riprendessero come prima; ma tutto, con lenta forza, si trasformava, non si era e non si viveva più nello stesso modo ed ogni giorno il nuovo spirito letterario si formava in base alle condizioni materiali che la giovane società forniva alla letteratura. Ogni movimento nella società implica un movimento intellettuale.
Innanzitutto si diffonde l’istruzione, si creano migliaia di lettori. Il giornale penetra dovunque, anche nelle campagne si comperano libri. In mezzo secolo il libro, che era un oggetto di lusso, diventa un oggetto di consumo corrente. Un tempo costava carissimo; oggi le borse più modeste possono farsi una piccola biblioteca. Sono fatti di importanza decisiva: non appena il suo popolo sa leggere e può leggere a buon mercato, il commercio librario decuplica i suoi affari e lo scrittore trova ampiamente il modo di vivere della sua penna. Dunque, la protezione dei grandi non è più necessaria, il parassitismo scompare dal costume, un autore è un operaio come un altro, che si guadagna la vita con il suo lavoro. […]

Il libro è divenuto insieme facile da collocare e con utili rigorosamente adeguati. È una puerilità lamentarsi del difficile accesso agli editori. Costoro pubblicano troppo; la cifra dei volumi apparsi ogni anno in Francia è di molte migliaia. Quando si vedono le banalità, il diluvio di libri mediocri che ingombrano le vetrine, ci si chiede quali opere gli editori possano mai rifiutare. Quanto ai contratti, vengono oggi stesi in un’eccellente atmosfera di reciproca onestà. […] La maggior parte degli editori paga un diritto fisso per ogni copia stampata. […] L’autore guadagna più o meno a seconda del suo successo e l’editore stesso ha la garanzia di non versare allo scrittore che diritti proporzionali alle somme che incasserà. […]

Nuovi modi di vivere sono assicurati agli scrittori; e subito la gerarchia scompare, l’intelligenza diventa un titolo di nobiltà ed il lavoro acquista la sua dignità. Al tempo stesso, per logica conseguenza, vien meno l’influenza dei salotti e dell’Accademia, nelle lettere si ha l’avvento della democrazia: cioè le cricche si perdono nel gran pubblico, l’opera nasce dalla gente e per la gente".

(Émile Zola, Il romanzo sperimentale, traduzione dal francese di I. Zaffagnini, Pratiche Editrice, Parma, 1980)

Lo scrittore, di vincenzo Guerrazzi
Lo scrittore, di Vincenzo Guerrazzi


Rosalba

postato da: flash6155 alle ore 10:09 | link | commenti (28)
categorie: letteratura, editoria, scrittore, emile zola, operaio, guerrazzi