"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va."
Eraclito


















| Uova di coccodrillo |
| Piccoli coccodrilli |
| La riserva |
| Coccodrilli adulti stesi al sole dopo il bagno |
| Coccodrillo adulto |




Chi sono?
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
<<follia>>.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
<<malinconia>>.
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
<<nostalgia>>.
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.
Aldo Palazzeschi (1885-1974), in questa poesia del primo Novecento, esprime il dramma dell'artista che, con apparente ironia, si definisce un saltimbanco. Un saltimbanco dell'anima, messa a nudo di fronte ad una società che non ha bisogno della sua arte: non desidera la "follia", la "malinconia" e neppure la "nostalgia".
Diverso appare il tono delle parole di Théodore de Banville quando, nelle sue Odes funambulesques (1857), descrive l'artista come un personaggio che, volontariamente, sfugge "le vie che la folla frequenta", un uomo che sta "ben al di sopra dei volti della folla":
"... Ma che sia / un eroe sublime o grottesco, / o Musa, che dia la caccia agli avvoltoi / o s'abbassi a far qualche esercizio / sulla corda funambolesca, / tribuno, profeta o pagliaccio, / sempre sfugge con sdegno / le vie che la folla frequenta; / lui cammina sulle fiere sommità / o sulla corda ignobile: però / ben al di sopra dei volti della folla".
In "Chi sono?" del Palazzeschi si sente la crisi d'identità dell'artista, isolato dall'indifferenza della gente e, allo stesso tempo, l'invocazione della sua libertà di creazione, tramite l'uso delle parole: nella struttura della poesia ricorrono frequentemente i versi con tre sillabe, o i multipli di tre.

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Fortunato Depero. Vi è la prevalenza di forme geometriche, triangolo, cono. |
Palazzeschi, nella vita Aldo Giurlani, considerato, per alcuni aspetti, un crepuscolare e, per altri, uno fra gli autori più interessanti del movimento futurista, non si riconobbe mai pienamente nel Futurismo, e scrisse questi versi in apertura dell'edizione definitiva delle sue liriche, Poemi, che pubblicò nel 1909.
Frequentò i futuristi fiorentini e, soprattutto, Marinetti, dal 1908 al 1914, poi si distaccò da loro quando si schierarono a favore dell’interventismo dell’Italia nella prima guerra mondiale.

| F. Depero, Doppio ritratto di Filippo Tommaso Marinetti (Architettura sintetica di uomo), 1917. |
Dopo aver compiuto gli studi di Ragioneria, scrisse poesie e si dedicò alla recitazione e al teatro. Come egli stesso afferma ne Il piacere della memoria (Milano, Mondadori, 1964), il teatro ebbe un’enorme importanza nella sua arte poetica:
“Ero stanco di provocare scandali nel chiuso cerchio della famiglia e,
soprattutto, di dovermi vergognare della parte migliore di me. Riscattatomi
dalle scienze commerciali, dalla ragioneria e dall’economia politica, il teatro
mi aveva messo sulla strada buona, quella della poesia, e buona due volte
perché di mia esclusiva proprietà”.
Il ricorso all’identificazione del senso d'inadeguatezza del poeta di fronte alla folla con l'immagine di un clown, "un saltimbanco dell'anima", tipico di gran parte dell'arte europea (nella pittura, nella poesia, nel teatro musicale) del principio del nuovo secolo, ricorda l'uso di marionette, pagliacci, burattini e viene definito, nell'arte, "clownismo".
Le Avanguardie artistiche del XX secolo vedono in alcune opere di Fortunato Depero la preferenza per forme geometriche (il triangolo, il cono), ma nel Futurismo sperimentano, in periodi diversi, anche le forme più plastiche, fino ad utilizzare nella pittura e nella scultura i materiali più disparati, nell'intento di manifestare, tramite l'impiego della materia, l'energia in movimento.
Carlo Carrà, Ritratto di Filippo Tommaso Marinetti, 1910-1911
| Umberto Peschi, Pagliaccio |
Il Futurismo della Fontana di Trevi rossa
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Rosalba